Da Marchionne un ricatto mafioso. E D’Alema non dica sciocchezze contro gli operai
“L’atteggiamento della Fiat, che ricatta i lavoratori con gli investimenti e mette in discussione il contratto nazionale di lavoro, non si può definire altro che un ricatto mafioso”. E’ quanto afferma il segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero, commentando l’odierno incontro avvenuto a Torino tra azienda, sindacati, governo e enti locali. “L’idea di impresa che propone Marchionne riduce i lavoratori a pura merce ed è totalmente fuori dal quadro costituzionale – sostiene Ferrero – In questo c’è la vera e profonda sintonia tra Berlusconi, che vuole mettere il bavaglio ai giudici, e Marchionne, che lo vuol mettere ai lavoratori”.
“Davanti a questo attacco al quadro costituzionale e alla democrazia – conclude il segretario di Rifondazione – è davvero impressionante l’afasia del Pd, che trova la forza di parlare solo per rimproverare gli operai di aver facilitato l’opera di Marchionne: D’Alema non dica stupidaggini e vada piuttosto a vedere come si lavora in fabbrica oggi”.
pubblicato il 28 luglio 2010 in blog, comunicati stampa.



Commento di Augusto
Il 31 luglio 2010 alle 20:47
Che il sistema capitalista, sia nostrano che straniero, sia in grado di regalare punti a quello mafioso lo si poteva dedurre da parecchio tempo fa, infatti la cosa non fa quasi più scalpore, e ben fa la sinistra a lavorare al progetto di un suo superamento e per poterlo sostituire con un sistema economico più trasparente, controllabile, civile e democratico.
Ciò che invece non finisce mai di fare scalpore sono certe sparate cosiddette politiche di D’Alema; non dico ciò che penso di lui per non creare problemi al blog del Segretario perseguibili giuridicamente per assenza di etica!
Sarà lo stesso D’Alema che oggi ha a che fare con i servizi segreti! Stiamo parlando dello stesso signore che quando stava ai massimi livelli delle istituzioni italiane collaborava in prima persona a disintegrare con le bombe la giovane confederazione jugoslava? Le stesse bombe che distrussero quelle fabbriche ricostruite, poi, con operazioni affaristiche postbelliche, dove ora è finito l’occhio di Marchionne?
Chi, allora, ha facilitato e sta facilitando la delocalizzazione Fiat in certi lidi: coloro che lottano disperatamente per avere un avvenire meno incerto o chi ha spianato la strada e le fabbriche preesistenti con i cacciabombardieri, radendo al suolo ogni forma di struttura economica? Parliamo dello stesso individuo? Infine: i finanziamenti previsti per le imprese che investono in Serbia sono soldi serbi o ci sono di mezzo banche italiane, europee ed internazionali, fondi favoriti dalle stesse potenze che appena ieri hanno annichilito con ferocia inaudita ogni forma di economia in quei lidi?
Con tutto il rispetto e la comprensione per loro vorrei che i lavoratori serbi sapessero da che specie di esseri sono aiutati!
Saluti comunisti